rassegna stampa ACIMIT
 
Sabato 30 Gennaio 2010. ECONOMIA E IMPRESE
LE VIE DEL RILANCIO 4 Le valutazioni degli imprenditori sui nuovi incentivi ai comparti produttivi
Il tessile chiede più attenzione
Tronconi: «Serve un segnale di fiducia per il settore - Cruciale il credito d'imposta» - LA CONGIUNTURA - Dimezzato in un anno il saldo import-export I ricavi scendono del 16,9% Il presidente di Smi: «Puntare su nuovi mercati»
ROMA - Per avere un impatto immediato di quanto ha pesato la crisi basta guardare il saldo dell'import-export: 10 miliardi nel 2008, 5,4 ad ottobre 2009. Se il trend è confermato, come sembra, il calo complessivo a fine 2009 si attesterebbe sul 40 per cento. Michele Tronconi, presidente di Sistema moda Italia, l'organizzazione che in Confindustria riunisce le aziende del tessile e dell'abbigliamento (600mila addetti, che con calzaturiero e indotto arrivano a sfiorare un milione) cita questi numeri, insieme al calo del fatturato dell'anno scroso: -16,5 per cento.
Il 2010 si prospetta in risalita. Tronconi non parla certo di ripresa: «Rispetto all'anno scorso, il confronto mensile comincia a dare segnali positivi. Ma per recuperare il terreno perduto, ce ne vuole». Ecco perché, in questa partita degli incentivi, il tessile-abbigliamento vorrebbe l'attenzione del governo. «Al di là dell'aspetto congiunturale, c'è un messaggio di fiducia forte che arriverebbe alle imprese e al sistema bancario: il Paese crede in questo settore, in questo segmento che rappresenta il made in Italy nel mondo».
Già nel 2008 Tronconi aveva presentato un dossier di richieste, cinque a breve termine, con un impatto prevalentemente congiunturale, altre cinque a medio termine, con l'obiettivo di recuperare in modo strutturale la competitivtà delle imprese. Aveva ottenuto di far inserire le collezioni e i campionari nel provvedimento del credito d'imposta. Solo che il click day ha lasciato sul campo moltissimi delusi.
Ora vorrebbe che il tessile-abbigliamento avesse uno stanziamento ad hoc sul credito di imposta: per ottenere un impatto significativo, servirebbero 80 milioni. «In Francia già ce l'hanno, addirittura per il 30%, mentre da noi sarebbe il 10». Altra misura in discussione, e che sarebbe utilissima per il tessile (comparto che sta soffrendo di più rispetto alla moda) la rottamazione delle strutture turistiche di medio livello. Un modo, spiega Tronconi, per rinnovare tendaggi e tessuti, dalle lenzuola alle tovaglie.
L'obiettivo, per tutti, è trovare nuovi mercati. «Non si può pensare che il traino saranno gli Stati Uniti. Bisogna puntare su nuovi protagonisti, Asia, India, Brasile, anche la Russia, che nonostante non abbia superato del tutto la crisi resta importante». L'impegno di Smi è accompagnare le imprese all'estero. Missioni mirate, in aree specifiche. «Siamo tornati da poco dal Brasile, andremo presto in Siberia». Ci sono Regioni di grandi Paesi, come la Siberia, spiega Tronconi, che hanno buona capacità di spesa, un consumatore meno smaliziato di come possa essere, sempre in Russia, quello di Mosca, che vedono il made in Italy come una garanzia di stile.
È l'unico modo per reagire. Fermo restando che il 2010 sarà un anno difficile, spartiacque tra la crisi e una ripresa più consistente. L'aspetto preoccupante, aggiunge il presidente di Smi, è l'occupazione: è dal 2008 che il settore sta facendo cassa integrazione e molte imprese sono arrivate a ridosso del tetto delle 52 ore nel biennio. «Il Governo ha annunciato una modifica, ma ancora non c'è niente di deciso. Ecco, sarebbe il caso di metterla nero su bianco».
Nicoletta Picchio