rassegna stampa ACIMIT
 
Martedì 24 Novembre 2009. ECONOMIA E IMPRESE
Competitività. Coordinamento nazionale affidato a Biella - Entro il mese di dicembre il riconoscimento del ministero
Osservatorio per il tessile sicuro
Tronconi (Smi): «Valorizzare i controlli significa rilanciare il made in Italy» - L'ATTIVITÀ - Già presente una banca dati con 10mila sostanze In corso test dermatologici per analizzare l'interazione tra capi di vestiario e pelle
BIELLA - Un'etichetta per i tessuti sani e una barriera contro gli indumenti dannosi per la pelle: nasce l'Osservatorio nazionale sulla salute e la sicurezza dei prodotti tessili. È l'organismo che dovrà tutelare i consumatori contro l'utilizzo di sostanze nocive nelle lavorazioni e sostenere la competitività del comparto contro l'ingresso di merci non conformi al regolamento europeo Reach.
Il riconoscimento definitivo arriverà entro fine anno dal ministero della Salute e a coordinare la struttura sarà Biella, attraverso l'associazione Tessile e salute. Nei giorni scorsi il viceministro Ferruccio Fazio ha firmato il via libera, il prossimo 5 dicembre a Torino è previsto un incontro tra Regione, ministero, Provincia di Biella e Tessile e salute per la definizione di alcuni aspetti tecnici.
La portata del progetto va oltre i confini del distretto biellese, come sottolinea il presidente di Sistema Moda Italia Michele Tronconi: «La decisione del ministero è significativa per tutta l'industria tessile-moda italiana». L'organismo diverrà operativo a inizio 2010 «e – spiega il direttore di Tessile e salute Mauro Rossetti – dovrà essere messo nelle condizioni di rilasciare una etichetta di conformità che sancisca la trasparenza di intere filiere di settore e distretti, oltre che di singole aziende, intensificando i controlli che già oggi stiamo effettuando». Tessile e salute è nata nel 2001, il progetto di Osservatorio ha preso le mosse nel 2007 con l'allora ministro della Sanità Livia Turco ed è stato fatto proprio dall'attuale governo. Sono in corso studi sull'interazione di varie sostanze con la pelle, condotti da nove cliniche dermatologiche italiane, mentre con l'Istituto superiore di sanità si sta creando una banca dati che già oggi contiene 10mila preparati commerciali riconducibili a 700 sostanze. Per Tronconi, «con la valorizzazione delle attività di controllo su qualità e salubrità dei prodotti immessi al consumo, otterremo di riconfermare l'alto valore delle produzioni del Made in Italy. In questo momento di crisi è un bene che si torni a rimarcare gli sforzi che si fanno per rispettare l'ambiente e la salute di chi lavora e dei consumatori».
Luciano Donatelli, presidente Unione industriale biellese, definisce «un far west la situazione attuale. È necessario far capire ai consumatori il valore aggiunto delle nostre lavorazioni rispetto a quelle di paesi terzi, a basso costo ma sulla cui sicurezza non ci sono certezze. È una questione etica ma anche di competitività».
Nel 2008 sono entrati in Italia prodotti del tessile abbigliamento per 24,6 miliardi di euro (+36% sul 2000). Nei primi otto mesi 2009 il valore ha sfiorato i 15 miliardi. Di questi, 6,3 miliardi dall'Asia.
Oggi tra le sostanze incriminate ci sono le ammine aromatiche cancerogene usate nei coloranti azoici, il nickel impiegato in alcuni accessori, il dimetilfumarato usato nelle bustine contro l'umidità. «Ma i controlli sono insufficienti e non coordinati tra i vari paesi» dice Rossetti. Il progetto punta, per gradi, a ottenere lo stesso riconoscimento di Authority avuto da Parma nell'agroalimentare. «È una partita politica – sottolinea Donatelli – nella quale l'Osservatorio è un primo passo fondamentale». Lo è anche secondo Stefano Pogliani, presidente dei giovani industriali di Como: «Può essere lo strumento in grado di fornire al consumatore le conoscenze necessarie a compiere una scelta. Solo così avremo ricadute sul sistema produttivo».
È d'accordo anche Valeria Fedeli, vicesegretario nazionale della Filctem Cgil (l'ex Filtea) e presidente della federazione europea dei tessili: «Ci sono le premesse per una trasformazione radicale nel segno di sostenibilità e sicurezza. Le imprese dovranno fare la loro parte investendo in processi nuovi, serviranno figure specializzate e questo porterà al rilancio del settore e a ricadute occupazionali». La federazione europea dei tessili, con Acte (comuni tessili europei) ed Euratex ha chiesto alla Commissione di armonizzare i controlli sulle merci.
carloandrea.finotto@ilsole24ore.com
Carloandrea Finotto

I NUMERI

24,6 miliardi
L'import
Lo scorso anno sono entrati in Italia prodotti del comparto tessile abbigliamento per 24,6 miliardi, in crescita del 36% rispetto al 2000.
15 miliardi
I primi mesi dell'anno
Nel periodo gennaio-agosto di quest'anno gli acquisti dall'estero di prodotti del tessile-abbigliamento hanno sfiorato i 15 miliardi di euro, 6,3 miliardi dall'Asia. Per gli industriali biellesi è «un far west, bisogna far capire ai consumatori il valore aggiunto delle nostre lavorazioni rispetto a quelle dei paesi terzi, a basso costo ma sulla cui sicurezza non ci sono certezze. È una questione etica, ma anche di competitività».