rassegna stampa ACIMIT
 
Martedì 12 Gennaio 2010. ECONOMIA E IMPRESE
Distretti/1. Toscana
Prato ritrova la fiducia con la ripresa dell'export
LO SCENARIO - Marini: «Finalmente si vede qualcosa di positivo, ora è indispensabile una riduzione della pressione fiscale»
FIRENZE - «Aspettiamo il ritorno degli ordini in questi primi mesi del 2010». Dopo due anni di recessione dura, Riccardo Marini comincia a intravvedere qualche sprazzo di sereno sul cielo del distretto tessile di Prato. Il presidente dell'Unione industriale non nasconde che la situazione sia ancora grave, ma conferma i primi segnali di ripresa del mercato: «Finalmente si vede qualcosa di positivo, grazie soprattutto all'export – dice –. Certo si tratta di piccole cose, senza una continuità, che però fanno ben sperare: se è vero, come molti sostengono, che il rilancio dell'economia si consoliderà nella seconda metà di quest'anno, le imprese del nostro territorio inizieranno a ricostituire il portafoglio ordini e dunque a produrre a buon ritmo già nei primi mesi del 2010, dal momento che realizzano prodotti intermedi».
La speranza è che la crisi abbia toccato il fondo. Nel periodo 2000-2009, il distretto pratese ha perso il 62,5% delle aziende tessili (oltre 2.100 unità produttive), circa 10mila posti di lavoro e quasi la metà del giro d'affari, che quest'anno dovrebbe attestarsi poco oltre i 2,5 miliardi (un crollo a cui in parte ha fatto riscontro l'esplosione del "distretto parallelo" cinese nell'abbigliamento, che ormai vale almeno 2 miliardi, quasi totalmente sommersi). L'emorragia non è finita. In questo momento, a Prato ci sono 5mila dipendenti che usufruiscono degli ammortizzatori sociali.
«Se non riusciamo a fermare la caduta, è a rischio la tenuta del distretto», commenta Manuele Marigolli, segretario della Camera del lavoro. «Sono molto preoccupato – aggiunge – perché il nostro sistema produttivo è ormai allo stremo: possiamo solo sperare che davvero questi timidi segnali di ripresa si rafforzino fin dai prossimi mesi, altrimenti saranno dolori».
Il riconoscimento da parte del Governo dello stato di crisi, con le agevolazioni per la reindustrializzazione, e l'impegno della Regione in favore delle Pmi sono elementi concreti di aiuto. Che però non bastano. «Per sostenere veramente la ripresa è indispensabile ridurre la pressione fiscale», dice Marini. E invece nel corso degli ultimi due anni è incredibilmente aumentata. «Ci siamo mobilitati perchè la politica si occupasse dei nostri problemi e siamo riusciti ad avere quell'attenzione che mancava – aggiunge il presidente degli industriali di Prato –. Adesso faremo di tutto per ottenere un alleggerimento della fiscalità complessiva che grava ormai fino a oltre l'80% sui bilanci delle imprese. Un carico insostenibile, soprattutto per le aziende più piccole. Per vincere questa battaglia – conclude – siamo pronti a ricorrere anche a gesti eclatanti».
C.Per.