| rassegna stampa ACIMIT
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Competitività. Il 56,5% delle aziende interpellate da Federmacchine prevede che la ripresa arriverà dai mercati internazionali La meccanica cresce con l'export Nei primi tre mesi +3,2% - Lo stallo degli investimenti frena la domanda interna - SBOCCHI - Le aree più promettenti si confermano l'Europa (Germania, Francia e Spagna), la Cina, la Russia e gli Stati Uniti |
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MILANO - Marciano a braccetto gli imprenditori della
meccanica varia e di quella strumentale. Nei primi tre mesi di quest'anno
le esportazioni di macchinari sono aumentate del 3,2% rispetto allo
stesso periodo dello scorso anno, mentre anche i produttori di componenti
prevedono di chiudere l'anno con un incremento dell'export del 3,1 per
cento. Questi due settori portanti del made in Italy faranno, oggi a
Milano, il punto della situazione.
Anticipa il presidente dell'Anima (meccanica varia), il bresciano Sandro Bonomi: «I segnali di ripartenza ci sono e risultano sempre più forti, nonostante i tentativi di ulteriori speculazioni della finanza, come il caso Grecia insegna. La crescita produttiva del +2,1% attesa per quest'anno è la conferma che l'economia reale rappresenta la base della ripresa. È però indispensabile supportare lo sviluppo di questo settore determinante per una crescita a tutto tondo dell'industria manifatturiera italiana. Anche l'export ha ripreso a macinare ordini (+3,1%), mentre subiremo ancora un calo della manodopera (-1,1%). Gli investimenti rimarranno stabili sui livelli 2009». Più articolata la situazione dei beni strumentali. Secondo i dati elaborati da Federmacchine, nel 2009 la produzione è crollata del 29,9% a 28,6 miliardi di euro. Calato del 30% anche l'export che si è fermato a quota 18,8 miliardi. Negativa pure la risposta del mercato interno. I costruttori hanno infatti visto scendere le consegne del 29,8% a 9,7 miliardi, penalizzate dal crollo del consumo che, sceso del 32,4% non è andato oltre quota 14,2 miliardi. Molto differente, però, il quadro che si prospetta per quest'anno. Nel primo trimestre 2010, soltanto il 23,4% degli intervistati considera basso il livello della domanda interna; nel trimestre precedente era il 43% a esprimere un giudizio così negativo. Quattro aziende su dieci considerano buona la situazione nazionale e il 34,5% normale. Le previsioni di breve medio periodo, indicano ulteriore miglioramento: il 42% degli intervistati si aspetta un aumento della domanda interna mentre la percentuale di coloro che si attendono una crescita della domanda estera è pari al 56,5%, segno che l'inversione di tendenza è in atto. «Dall'analisi di lungo periodo ragiona il presidente di Federmacchine, Alberto Sacchi emerge chiaramente il trend di crescita pressoché costante dell'industria italiana del settore che, tra il 2000 e il 2008, ha visto crescere la produzione del 23,5%». A trainare lo sviluppo del settore è stato l'andamento delle vendite all'estero, come testimonia l'incremento del rapporto export/produzione, passato dal 60% del 2000, al 66% del 2009. Nello scorso anno i principali mercati di sbocco sono risultati: Germania (1.794 milioni di euro), Francia (1.662 milioni), Cina (1.304), Usa (1.222 milioni), Spagna (759 milioni), Polonia (600 milioni), Russia (586 milioni), Gran Bretagna (569 milioni), Turchia (509 milioni), India (452 milioni). Commentando questi dati il presidente della Simest, Giancarlo Lanna, ha sottolineato l'importanza delle esportazioni dei robot dove l'Italia è leader mondiale: «Tra le misure messe a disposizione da Simest per lo sviluppo delle imprese italiane all'estero, l'export credit ha avuto negli ultimi due anni una notevole crescita. Nel 2009 sono stati approvati 355 progetti, per un valore di 4,8 miliardi di euro». Stiamo «valutando aggiunge Alessandro Castellano, amministratore delegato di Sace una revisione al rialzo delle previsioni di crescita dell'export del settore: nel 2010 stimiamo un balzo del 6%, che vedrà un'accelerazione nel prossimo biennio. È ora importante puntare sulla diversificazione delle destinazioni: non solo difendere le quote acquisite nei mercati tradizionali ma guardare a paesi nuovi come quelli asiatici e latinoamericani, dove esportare, dislocare filiere produttive, creare joint venture e, soprattutto, valorizzare il brand. Sace in questo intende giocare un ruolo decisivo, offrendo strumenti assicurativo-finanziari che consentano alle imprese di penetrare mercati ad alto potenziale ed incrementare la propria competitività». Franco Vergnano |